ANDARE IN BICI FA BENE ALLA SCHIENA?

bicicletta e mal di schiena Giacintucci osteopata

ANDARE IN BICI FA BENE ALLA SCHIENA?

La pratica del ciclismo può essere considerata una delle migliori forme di attività fisica soprattutto per i benefici all’apparato cardio-respiratorio. Tuttavia, non è infrequente che alcune persone lamentino problemi a carico della colonna vertebrale, sopratutto cervicale e lombare, durante l’utilizzo della bici. Inoltre, visto che molti pazienti spesso mi domandano se possono fare “un po’ di bicicletta”, ho pensato che scrivere qualche  riga sul tema fosse utile.

 

LA COLONNA VERTEBRALE IN BICICLETTA: la forma fisiologica della colonna, che vede l’alternarsi di una serie di curve armoniche chiamate lordosi e cifosi, viene completamente stravolta dalla posizione in sella. I principali adattamenti della colonna a questa posizione riguardano prevalentemente il tratto lombare e cervicale. La necessità di posizionare il tronco più parallelo possibile al terreno mantenendo, nel contempo, una buona visione della strada, determina un completo annullamento della lordosi lombare, fino alla inversione della curva, ed un aumento della lordosi cervicale. Non a caso, sono questi i distretti spesso sede di problemi.

È facile quindi immaginare che processi infiammatori o degenerativi come artrosi, discopatie, ernie ed altro, possano peggiorare in bicicletta. La posizione in sella porta a distribuire, infatti, in modo non omogeneo il carico a livello della colonna vertebrale, con la possibilità che possa aumentare il sovraccarico sulle strutture articolari e nervose. L’attività ciclistica però non è da considerarsi sempre controindicata, se svolta in posizione ottimale, è in grado di agire positivamente sulle componenti articolari grazie all’alternarsi di carichi sub-massimali che determinano un miglioramento dell’irrorazione, dell’apporto di nutrimento e della rimozione dei mediatori dell’infiammazione. Oltre a grandi benefici sull’apparato cardio-respiratorio. 

 

FATTORI CHE SOVRACCARICANO LA SCHIENA IN BICI: a mio giudizio ci sono un insieme di fattori che sovraccaricano la schiena durante la pedalata in bici:

  • Durante la pedalata, la colonna è soggetta ad un continuo e ritmico movimento di flessione laterale soprattutto a carico del tratto lombare in sincronia con le oscillazioni del bacino. Queste sollecitazioni su un paziente con discopatie e/o con un supporto muscolare addominale non adeguato, può provocare molto stress alle strutture muscoloscheletriche.
  • Va tenuto presente che una fascia addominale opportunamente rafforzata permette di scaricare circa il 40% del peso gravante sulle vertebre lombari.
  • C’è un muscolo, chiamato psoas iliaco, che si trova all’interno del bacino, che è spesso soggetto ad irrigidimento provocando un forte stress biomeccanico a livello lombare. Lo psoas agisce, infatti, inserendosi a monte su tutte le vertebre lombari e a valle sul femore. Il gesto ripetuto di “tirare” sui pedali nella fase di richiamo può determinare una vera e propria forma di indurimento e accorciamento del muscolo con il risultato di mettere costantemente sotto tensione le vertebre lombari, di limitare la curva lombare e di alterare l’equilibrio del bacino.
  • Dismorfismi e paramorfismi dell’apparato locomotore come: scoliosi, alterazione delle curve, asimmetrie degli arti, alterazioni della postura del bacino ecc.
  • Errori di regolazione della bici: altezza della sella, distanza manubrio-sella, dislivello sella-manubrio.

 

COME PROCEDERE IN CASO DI DOLORE ALLA SCHIENA DURANTE LA PEDALATA?

  • Evidenziare o escludere, anche mediante esami strumentali, la presenza di patologie conclamate che necessitano di interventi terapeutici specifici e mirati.
  • Evidenziare o escludere, attraverso una attenta valutazione osteopatica, che la problematica derivi da fenomeni di disfunzione articolare (blocchi) che spesso si verificano in occasione di traumi, anche lievi, o in caso di importanti disequilibri posturali. Una volta evidenziate eventuali disfunzioni articolari, queste andranno rimosse attraverso specifiche manovre e/o manipolazioni.
  • Effettuare un attento esame clinico-posturale del soggetto ricercando in particolare paramorfismi e dismorfismi dell’apparato locomotore ma anche disfunzioni dei cosiddetti recettori della postura (apparato dentale, vista, appoggio plantare, ecc.).
  • Verificare e correggere la posizione in sella, ponendo particolare attenzione alla postura del bacino, ed al movimento della colonna lombare durante la pedalata.
  • Ricercare eventuali contratture dei principali muscoli interessati nel compimento del gesto.
  • Evitare l’uso di farmaci antinfiammatori e analgesici perché la loro efficacia è discutibile e certamente transitoria.