Maratona e osteopatia

maratona e osteopatia Nicola Giacintucci Milano

Maratona e osteopatia

TUTTI POSSONO FARE LA MARATONA?

Si, ma è necessario avere i requisiti di idoneità fisica ed è fondamentale un allenamento corretto. La corsa è un movimento naturale, forse il più naturale che esista. È definito uno schema motorio di base, cioè uno di quei gesti geneticamente prestabiliti che si apprendono in modo autonomo.

Sempre più spesso si legge che l’uomo è nato per correre, un esempio è quello del best-seller “Born to Run” di Christopher McDougall, libro molto piacevole. La nostra struttura e le nostre funzioni fisiologiche, ci rendono gli “animali” più adatti per correre, anche distanze infinitamente lunghe.

Il presupposto per partecipare a questa corsa di resistenza di oltre 42 km è essere idonei alla pratica sportiva agonistica, cosa che può essere stabilita solo dal medico specialista in Medicina dello sport, dopo una visita accurata e gli accertamenti previsti dalla legge. Il passo successivo è preparare un piano di allenamento mirato, in base alle proprie condizioni di partenza. Meno si è allenati, più bisogna partire con anticipo, rispettando sempre alcune regole: procedere con gradualità, osservare i tempi di recupero e soprattutto fermarsi e fare una pausa al minimo dolore. Continuare a correre in presenza di problemi muscolari o tendinei può soltanto peggiorare la situazione e rischiare di compromettere la partecipazione alla competizione. 

 

COSA SUCCEDE AL NOSTRO CORPO MENTRE CORRIAMO?

Quando parliamo di corsa, il focus viene rivolto agli arti inferiori, all’appoggio del piede e al bacino, dimenticandosi, purtroppo, che entra in gioco tutto il sistema muscolo scheletrico anche la colonna vertebrale. La corsa, infatti, è una successione ciclica di movimenti che coinvolge, caviglie, ginocchia, anche, bacino, colonna, cingolo scapolare e cervicale. Il tutto deve “muoversi” in maniera coordinata per rendere il movimento armonico e meno dispendioso e dannoso possibile.

 

QUALI RISCHI PUÒ COMPORTARE?

La maratona è la gara podistica dove si registrano più infortuni, spesso di poco conto, ma altre volte di notevole gravità. Sicuramente questa corsa di resistenza comporta il rischio di sovraccaricare l’apparato muscoloscheletrico con conseguenti contratture, strappi, stiramenti e tendiniti. Ma l’eccessivo sforzo può mettere in pericolo anche l’apparato cardiorespiratorio a causa della notevole produzione di radicali liberi e altri prodotti di degradazione che favoriscono l’invecchiamento cellulare e possono danneggiare organi e tessuti. 

Qualsiasi rigidità, tensione o accorciamento muscolare e asimmetrie possono interferire sul corretto gesto tecnico che con il tempo possono creare traumi cronici e processi infiammatori che possono pregiudicare la nostra attività. In particolare negli ultimi decenni il nostro organismo e le nostre abitudini hanno avuto delle modifiche importanti: da un lato abbiamo quella che è definita la “sindrome ipocinetica” cioè la mancanza di una corretta quantità di esercizio fisico soprattutto nelle fasi di sviluppo della abilità motorie coordinative; dall’altro lato abbiamo abitudini di tipo socio-culturale che ci portano a svolgere attività prolungate nel tempo in posizione statiche o per lunghe ore gesti ripetuti, con tutti i vizi posturali che queste due condizioni comportano.

L’insieme di questi fattori tendono ad aumentare ciò che viene chiamato in termini tecnici “sovraccarico funzionale”. In parole semplici, una struttura muscolo-scheletrica che tende a perdere la sua capacità di assorbire e reagire agli stimoli esterni, come può essere l’impatto sul terreno durante la corsa, rischia di andare più facilmente incontro a scompensi posturali che spesso possono causare infortuni e infiammazioni. Il Running è un esempio eclatante, perché per via degli impatti ripetuti al suolo, una struttura già in sovraccarico funzionale andrà rapidamente incontro a situazioni disfunzionali. Uno studio del 2007 (Van Gent) dichiara che la percentuale di runner che vanno incontro a infortuni per stress ripetuti è dal 20% all’80%.

 

QUALCHE MIO CONSIGLIO PERSONALE

Come in tutti gli sport, anche nel running, per allenarsi in modo corretto è utile seguire alcuni accorgimenti. Se non si vogliono rischiare dolori e problemi articolari più o meno gravi, bisogna prima controllare se non ci sono delle problematiche a livello articolare e di schiena o contratture muscolari non curate. Chi è passato da una o più di queste problematiche sa che il percorso di recupero è spesso lungo e frustrante. Per questo sempre più spesso si pone l’accento, soprattutto nel running, sull’importanza della prevenzione.

In questo senso, i consigli classici riportano l’importanza di un buon riscaldamento, l’utilità dello stretching, la necessità di un programma di allenamento adeguato e supervisionato da un esperto, una dieta corretta ed una attrezzatura come le scarpe adatte alle proprie caratteristiche.

Insieme a questo plan, è molto importante rivolgersi a un professionista della terapia manuale, come può essere un osteopata specializzato, per svolgere inizialmente prima dell’inizio dell’attività sportiva, un controllo della propria postura e analizzare le strutture e/o i distretti corporei che si trovano in una condizione non ottimale come una ridotta mobilità o tensioni muscolari. È molto importante, ormai per tutti ma per gli sportivi in particolare, tenersi controllati con trattamenti di prevenzione periodici. I trattamenti di controllo periodici, hanno come nobile scopo quello di evitare lunghe riacuttizzazioni di problematiche precedenti, facendo ricadere la persona in un equilibrio posturale scorretto. 

 

L’importante è rivolgersi sempre a specialisti, perché il “mal di schiena” è una condizione seria e con serietà va trattata.